Impronte. Le vostre. Sopra e dentro di me.
I vostri volti. Mani. Urla, grida, dediche. Per voi stessi. Per noi. I vostri frammenti. Senza regole. Senza vincoli. Senza giudizi e condanne. Senza ipocrisia. Senza commenti. Sfigurazioni. Sintonia. A chi amate. Odiate. Strappi. Legami. I rovi attorno al cuore. Le spine dentro. Sottopelle. Tra le mie braccia, o distanti dai miei occhi. Fuori e dentro il tempo.
Impronte libere di voi tutti, che nel tempo vi siete riflessi, specchiati e visti nelle mie parole, siete entrati dentro, guardate oltre ciò che amate ed odiate. Che non possedete o non desiderate semplicemente aprire un vostro blog. Che per ragioni personali sentite proprio questo limbo e volete condividere, dividere, strappare, posare un pezzo della vostra stessa viva carne. Fatta di spirito. La vostra anima. Storia. Cuore. Energia. Fiato e respiro. Buio, luce, scheletri e fenici.
Qualcosa o niente. Semplicemente nostro. Bisogno di noi. Anche solo per brevi istanti. Battiti.
Chiunque intenda condividere e pubblicare in questa sezione, potrà inviarmi il materiale utilizzando l'indirizzo e-mail:
ombradilestat@hotmail.com

Violet
10 ottobre 2006
La bambina più dolce del mondo.
C’era una volta una bambina che non credeva nei sogni.
Diceva sempre Non voglio volare perché se si vola si può cadere ed io ho paura di farmi male. Ma non sapeva che così dicendo faceva soffrire il suo cuore. Ed il suo cuore piangeva per il dolore, ma ormai piangeva in silenzio perché sapeva che la bambina non lo ascoltava più. Nonostante tutto era la bambina più dolce del mondo.
Era dolce il suo visino ed i suoi occhietti rispecchiavano la vita. Era dolcissima la sua voce e la sua risata poteva restituire la gioia di vivere. Era dolce per il suo modo di essere timida ed aveva la pancia più buffa e tenera che si fosse mai vista. Viveva chiusa in se stessa e non aveva bisogno di nessuno. Così continuava a ripetere a tutti quanti io non voglio nessuno. Io sto bene da sola. Io non posso amare. Ma sapeva benissimo che lo diceva a se stessa solo per cercare di convincersene.
Ma una notte successe qualcosa. Era lì da sola come al solito, quando qualcuno le parlò. Si girò intorno, ma non poteva vedere nessuno, riusciva solo a sentirne le parole e quelle parole avevano il gusto dei sogni e le parlavano di Magia. Ebbe una strana sensazione ma non ci fece poi tanto caso. Ma accadde che la notte seguente quelle parole tornarono e così tutte le notti a seguire. A lei piacevano quelle parole e le piaceva la voce che le pronunciava ma non voleva dirlo. Accadde però che una notte sognò e sognò ancora ed ancora, ma non voleva crederci. Perché i sogni fanno male e lei voleva rimanere con i piedi ben piantati per terra.
Così accadde un’altra cosa. Quella che era sempre stata solo una voce un giorno prese vita ed ebbe un corpo ed un volto. Era un pulcino. Un piccolo pulcino tutto nero dalla testa alle zampe, con le piume tutte arruffate e scompigliate ed i suoi occhi erano grandi e belli, ma erano tanto tristi. Quando la bambina vide quegli occhi così tristi per un attimo riuscì a sentire la voce del suo cuore, così prese tra la mani il piccolo pulcino nero e gli diede tre bacini, poi se lo strinse forte forte sul cuore, finché il pulcino non si addormentò. Quella notte il cuore della bimba smise di piangere. Quando il pulcino si svegliò non aveva più gli occhi tristi, anzi erano due scintille di gioia. Così iniziò a correre per tutta la stanza. Inventava i giochi più buffi e divertenti, imitava le voci di tutti gli animali ed urlava e sbatteva il becco contro tutti i mobili. La bambina voleva far finta di essere offesa per quei suoi strani giochi ma, non potendo più trattenersi, iniziò a ridere ed a ridere e non riusciva a credere che un pulcino potesse essere tanto pazzo. Così per un po’ il cuore della bimba smise di piangere e gli occhi del pulcino non furono più tristi. All’improvviso però la bambina ricordò che i sogni non esistono e che lei non poteva amare nessuno, così smise di ridere e quella notte il pulcino non dormì sul suo cuore.
Quando al mattino la bimba si svegliò, vide che il piccolo pulcino nero era ancora lì che dormiva, lo prese tra la mani per svegliarlo e dirgli che le sarebbe piaciuto vedergli fare ancora le sue pazzie, ma il pazzo pulcino nero non si svegliò mai più. Così la bambina pianse per l’ultima volta in vita sua ed il suo cuore morì per il dolore.
Da quel giorno lei non fu più la bambina più dolce del mondo, ma divenne una delle tante persone dal cuore apparentemente duro.

Morfea77
http://never-tear-us-apart.splinder.com/
5 aprile 2007
[Vorrei mostrare i segni del mio dolore, come cicatrici vere di sangue e carne ma sono dentro. Causate da pensieri, parole e mani troppo inopportune. Ho trovato in lui ciò che cercavo ma forse lui aveva solo una gran voglia di farsi una scopata, dicendomi eresie di affetto e perdizione. Stupida io a cedere al suo animale fascino, alla sua carne così dolce, al suo falso affetto e alle parole che sanno di cose già dette. Mando a fanculo colui che mi ha fatto male, pur sapendo che ero già stata ferita da altri, mando a fanculo me stessa perchè vorrei mordermi e farmi male per aver creduto e ceduto.]

cOralie
http://electrastarz.cowblog.fr/
6 aprile 2007
J'écris en français même si j'ai peur que tu ne puisses me comprendre... tes paroles, tes pensées... tout cela m'attirent... je suis comme envoutée... j'aime regarder tes images, parler avec toi sur msn... tu m'attires tout simplement, j'aime les images que tu emploies quand tu veux me faire comprendre quelque chose ... ombra tu n'es peut être pas un ange mais tu devrais l'être... je t'embrasse...

Ombra di Medea
http://ombradimedea.splinder.com/
3 maggio 2008
Nei miei Giardini di Mezzanotte coltivo soltanto silenzi artificiali, dietro i quali trincerare sorrisi troppo fragili e rari per essere merce comune.
Le parole, quelle fioriscono da un'altra parte, selvagge e violente, affilate come lame.
Ho dovuto imparare da capo il linguaggio, criptandolo dietro metafore ardite, piegandolo alla mia volontà come acciaio reso malleabile dal fuoco, forgiandolo in immagini oniriche.
Ora, tu ti illudi di conoscermi quando sfiori la mia superficie, che siano pelle o frasi. Ma il mistero di cui vorresti nutrirti è sepolto troppo in fondo perchè tu possa arrivarci con i denti, e mentre credi di avermi sono invece io che ti divoro l'anima, brandello dopo brandello.
Senza crudeltà.
La mia è un'innocenza mistica, atavica.
E' il destino irrisolto che ogni giorno mi obera le spalle, e di cui non riesco a sgravarmi.
Sorrido quando mi chiami Angelo. Perchè proprio non vuoi capire. Che gli angeli caddero - col viso nella polvere - e quando si rialzarono avevano perduto le ali, ricevendo in cambio una maschera.
La stessa che indosso al di sotto di questo cerone, di questo trucco invadente col quale reinvento i miei lineamenti.
Maschera su maschera.
Stasera si recita a soggetto!
Dimmi, che cosa vuoi che sia? Indosserò per te i miei abiti di scena - camaleonte della vita - pronto a renderti il tuo sogno migliore.
Sarà così perfetta la finzione che la scambierai per realtà.
Di questo hai bisogno. Di apparenze cui aggrapparti per non dover guardare dentro di te.
Le verità che cerchi, che vuoi, sono solo esterne. Sono le mie.
E così facendo non ti accorgi che sei milioni di anni luce lontano da tutto.
Disperso in un vuoto spaventoso che chiami certezze.
Potrei provare compassione per te, forse persino dell'affetto.
Ma ho bandito i facili sentimentalismi dalla mia esistenza.
Pericolosamente lesivi.
Preferisco il maiuscolo dei sentimenti nella loro essenza più pura.
Amore.
Odio.
Tra i loro spigoli acuminati io dondolo, come un funambolo.
E non c'è rete sotto di me.
Se dovessi precipitare sarebbe un volo senza fine, una vertigine che materna mi accoglie e mi inghiotte in un grembo soffice ed oscuro.
Non ho paura del Buio. In esso sono sono stato partorito.
Sono io stesso Ombra.
Evanescente proiezione della Bellezza materializzata in controluce. Inafferrabile.
Non pretendo che tu capisca. Che voi capiate. Neppure mi interessa.
Al di fuori di ogni comprensione mi limito a sopravvivervi eternamente.
Anima crepuscolare.
Poeta.
Vampiro.
Scegliete voi la definizione che più vi aggrada.
Ad ognuna di esse io sfuggo.
Perchè - al contrario di voi - sono libero.
Di non essere.